My name is Saverio, and my life is one of constant change.
Today I’m a Travel Creator. I organize group trips to immerse people with me in the most authentic reality of places.
In 2019 I decided to leave my Business Economics degree to start a series of traditional jobs. Though I despised them, they taught me the value of money in relation to my time. I remember sneaking up to the top floor of the warehouse just to greet the dawn or sunset. I felt trapped in a cage I’d chosen myself.
In that period, with a friend, we opened a travel page on Instagram. The goal was to create an online photographic memory of our experiences, traveling Europe with as little money as possible, sleeping in airports, stations, parks. We felt rich in the bonds and experiences we brought home.
In 2022 I left alone for a month of volunteering in Bali.
I didn’t speak English and had never been so far from home alone, but for the first time I felt truly free to become who I wanted.
One day I was chopping a banana tree with two American guys, to make small pieces for the goats. A farmer brought us bushes one by one. He sets the first in front of us; in seconds we cut it with our machetes.
He brings the second. Seconds later, it’s in pieces as requested.
At one point he looks at us, with all the serenity of that country: “Will you stop?”
We look at each other.
“Stop not having fun. You Western guys are so used to finishing everything so fast that you forget to enjoy it. Thank you for cutting this tree, but you’re not talking to each other, not laughing. What’s the point of doing it quickly?”
In 2023 I quit my job for two months in the Philippines, but this time it was different. I’m half-Filipino on my mom’s side, but I don’t speak the language and wasn’t sure what made the country special beyond the sea.
Imagine throwing a net over soil to stop a seed from sprouting. If the plant gets enough resources to feed it, the seed will grow anyway.
That’s how I felt.
The sun caressing my skin, transparent ocean waves, fresh food: I loved it all, feeling at home.
Being Filipino is that side that completes my essence, connecting me uniquely to nature. It’s the side that makes me feel like a guest, not a master.

On that trip I got my first brand collaboration for content. It was the flame that started a fire, and from then on I promised myself I’d do everything to keep it burning.
These experiences gripped me deeply. I want to commit myself to making a difference. I won’t say I’ll change the world, but the impact each of us can have is much stronger than we think.
I’m Italian. We live in one of the world’s richest countries and don’t even realize it. It’s incredible: outside my home, kids who’ve never seen beyond the horizon, while I can fly over their country. Every day we choose what to eat, what to wear. Every night we have a roof to sleep under, hot water to wash. It doesn’t put us above anyone—but doesn’t it make you think?
It makes me much more reflective about facing daily challenges.
My role on social media is to raise awareness among my followers, bringing the realities of other countries.
I’d love to tell people’s stories before mass tourism sweeps it all away, and bring nature back to its importance. The reality of countries isn’t beautiful, isn’t ugly, it simply is.
In Bali, me and two other guys would leave the base every Thursday for the long weekend, no plans. A backpack with a towel was all we needed. Free to be, free to do, to experiment. Our motto was “It will be fine,” because whatever happened, we’d figure it out.
Trust the process. It will be fine.
~ Italian version ~
Mi chiamo Saverio e nella vita sono costantemente in cambiamento.
Oggi sono un Travel Creator e organizzo viaggi di gruppo con lo scopo di far immergere le persone insieme a me nella realtà più autentica dei luoghi.
Nel 2019 decisi di lasciare l’università di Economia Aziendale per iniziare una serie di lavori tradizionali. Nonostante li disprezzassi, mi hanno insegnato il valore del denaro in relazione al mio tempo. Ricordo quando salivo all’ultimo piano del magazzino senza farmi vedere solo per salutare l’alba o il tramonto, mi sentivo in una gabbia che io stesso avevo scelto.
In quel periodo insieme a un amico abbiamo aperto una pagina di viaggi su Instagram, l’obiettivo era tenere una “memoria fotografica online” delle nostre esperienze, cercando di girare l’Europa con meno soldi possibile, dormendo in aeroporti, stazioni, parchi. Ci sentivamo ricchi nei legami e nelle esperienze con cui tornavamo a casa.
Nel 2022 sono partito da solo per un mese di volontariato a Bali.
Non parlavo inglese e non ero mai stato da solo così lontano da casa, ma per la prima volta mi sono sentito davvero libero di essere chi volevo diventare.
Un giorno stavo tagliando un banano insieme a due ragazzi americani, per fare pezzi piccoli da dare alle capre. Insieme a noi c’era un contadino che portava gli arbusti da tagliare uno per volta. Prende il primo arbusto e ce lo lascia davanti, in qualche secondo lo tagliamo con i nostri machete.
Prende il secondo arbusto e ce lo lascia davanti. Dopo qualche secondo, era in pezzi come ci aveva chiesto.
A un certo punto ci guarda e, con tutta la serenità di quel paese, ci dice: “La smettete?”
Ci guardiamo a vicenda fra noi.
“Dovete smetterla di non divertirvi. Voi ragazzi dell’occidente siete abituati a finire tutto così in fretta che vi dimenticate di divertirvi. Vi ringrazio che state tagliando questo albero, ma non state parlando tra di voi, non state ridendo. Che senso ha farlo velocemente?”
Nel 2023 ho lasciato il lavoro per partire due mesi nelle Filippine, ma questa volta era diverso. Sono filippino da parte di mamma, ma non parlo la lingua e non sapevo bene cosa ci fosse di speciale in quel paese oltre al mare.
Immagina di gettare una rete sopra un terreno per non far germogliare il seme. Se la pianta riceverà abbastanza risorse da nutrire il seme, il seme prima o poi crescerà indipendentemente.
Mi sono sentito così.
Il sole mi accarezzava la pelle, le onde trasparenti dell’oceano, il cibo fresco: ho amato tutto questo sentendomi a casa.
L’essere filippino è quel lato che completa la mia essenza, mi collega alla natura in modo unico e mi fa sentire ospite, non padrone.
In quel viaggio per la prima volta sono riuscito a ottenere una collaborazione con un brand in cambio di contenuti, è stata quella fiamma che ha fatto partire un incendio e da lì mi sono promesso che avrei fatto il possibile per non spegnerla.
In tutte queste esperienze mi sono sentito strettamente coinvolto e voglio impegnare me stesso per fare la differenza. Non voglio dire che cambierò il mondo, ma l’impatto che ognuno di noi può dare è molto più forte di quello che si pensa.
Sono italiano. Viviamo in uno dei paesi più ricchi del mondo e non ce ne rendiamo conto. Penso sia incredibile che fuori da casa mia ci sono ragazzi che non hanno mai visto dietro la linea dell’orizzonte, invece io ho la possibilità di sorvolare il loro paese da un aereo. Ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere cosa mangiare, come vestirci. Ogni sera abbiamo un tetto sotto cui dormire, dell’acqua calda per lavarci, e questo non ci pone al di sopra di nessuno, ma fa pensare, no?
Tutto questo mi rende molto più riflessivo su come affrontare le sfide di ogni giorno.
Il mio compito sui social è sensibilizzare le persone che mi seguono portando le realtà degli altri paesi.
Mi piacerebbe raccontare la storia dei popoli prima che il turismo di massa spazzi via tutto e riportare la natura alla sua importanza. La realtà dei paesi non è bella, non è brutta, semplicemente è.
A Bali, io e altri due ragazzi lasciavamo la struttura il giovedì per il weekend lungo senza nessun piano. Uno zaino con dentro un asciugamano era l’unica cosa necessaria. Liberi di essere, liberi di fare, di sperimentare. Il nostro motto era “andrà tutto bene”, perché alla fine qualsiasi cosa sarebbe accaduta l’avremmo risolta.
Fidati del processo, andrà tutto bene.